Oggi, uno speciale della BBC illustrava i meccanismi della scuola cinese e, in particolare, mi ha colpito un esercizio proposto alle elementari. La maestra affida a una bambina il compito di girare fra i banchi per individuare chi ha la gomma e il maglioncino più rovinati.
La designata non ha dubbi: ecco il bimbo che ha bucherellato la gomma con la matita e sciupato un maglioncino blu scuro. Il colpevole è costretto ad alzarsi, indossare il maglioncino e reggere la gomma incriminata. Gli allievi si mettono in fila indiana e, uno dietro l’altro, gli passano davanti: “Perché hai rovinato la gomma? Non sai che ha un valore?” Attendono risposta.
Alle prime battute la vittima tenta di replicare, ma poi abbassa la testa. Uno per volta, molto compostamente, i compagni perpetrano l’ammonizione. Sono così tanti che al poveretto non resta che piangere.
Alla fine dell’esercizio, il colpevole è costretto a rivolgersi alla classe e promettere che non rovinerà mai più le proprie cose. Sconsolato, torna al posto e nasconde la testa tra le braccia.
La paura dell’umiliazione e dell’emarginazione da parte dei compagni spingerà il bambino a non ripetere l’errore. Metodo barbaro, educazione intollerante?
I valori vanno inculcati dall’alto: la recluta impara dal sergente, l’impiegato dal capo, il figlio dai genitori, il bimbo dall’adulto. Al maestro vanno attribuiti tutti i mezzi che gerarchicamente gli spettano per impartire al meglio il proprio insegnamento. Per il bene dell’apprendista!
E se devo scegliere tra bianco e nero senza considerare le sfumature in mezzo, preferisco i metodi cinesi all’allievo che minaccia l’insegnante con un coltello.
Se mio figlio fosse vittima di un esercizio come quello cinese gli direi: “Ben ti sta!” pensando che sì, il metodo è un tantino estremo, ma il fine è da salvaguardare; insomma, vedrei la luna e non il dito. Il fine giustificherebbe i mezzi. Oggi, invece, assisteremmo all’assurda scena in cui i genitori infuriati reclamano con il preside perché la maestra non doveva permettersi…
La scuola deve compensare alla mancanza di insegnamento da parte dei genitori, perché lo Stato ha il dovere di formare i cittadini rispetto a valori necessari.
Dobbiamo tornare a questi valori, perché il sistema ipocritamente benpensante in cui viviamo ci logora millantando libertà, ma ci restituisce un mondo senza più regole. E un mondo senza regole non è necessariamente più libero.