«Tutti si lamentano, sanno quali sono i problemi ma non fanno niente per migliorare la propria situazione» mi ha detto Kyle prima di tornare nell’Ohio.
Kyle insegnava inglese a me e a Chiara per 2 ore la settimana. Ora torna a casa perché qui c’è un immobilismo che lui non solo non condivide, ma deplora molto discretamente; e si interroga sui perché ci ostiniamo a preservarlo.
«Garantismo a tutti i costi, scriteriato, senza se e senza ma» dico io. Statali che dovrebbero essere lasciati a casa perché non fanno il loro mestiere. Istituzioni private, vetuste e storicizzate, inscindibilmente inciuciate con l’apparato pubblico, impiegano dipendenti che non sanno neanche usare il computer, immaniconi che a fronte dello stipendio non corrispondono servizio alcuno.
In uno Stato civile, un servizio pubblico o privato non dovrebbe essere solo erogato… Dovrebbe “perfino” essere di qualità. Ma finché questo resta uno Stato che non premia i meritevoli e non punisce i negligenti o, peggio, i disonesti, non sarà mai uno Stato civile. E, soprattutto, di questo passo, ma dove ce ne vogliamo andare?
Siamo immobili. Il problema è che noi restiamo indietro e gli altri paesi ci sopravanzano. Penso alla Spagna. Il TG annuncia che siamo 142esimi nella classifica mondiale per la tecnologia. Un paese che fa parte del G8…142°, dopo Ungheria e Porto Rico.