Inoltre…

Voci categorizzate come ‘Brecce’

Immigrazione

Maggio 7, 2008 · Commenti disabilitati

Il clamoroso successo della Lega in occasione delle ultime elezioni è certamente da imputare a una xenofobìa dilagante che attanaglia un po’ tutti. Non cadrò nella trappola del razzismo, ma è pur vero che statisticamente parlando non sono i tedeschi o i francesi ad alimentare la nostra criminalità.

Esistono leggi che tutelano i diritti umani e leggi sull’immigrazione, gli enti competenti per salvaguardare le prime e i mezzi per applicare le seconde; non mancano le associazioni di volontariato per tendere la mano agli stranieri che ne hanno bisogno, non mancano i corpi dell’arma per espellere i clandestini o arrestare i criminali.

Quel che manca – ed è una voragine – è un sentimento patriottico di sano orgoglio nazionale che dia priorità agli stilemi della cultura italiana nella vita di tutti i giorni, che li promuova e li difenda anzitutto: la contaminazione come arricchimento, non come sostituzione dei nostri valori.

Trovo corretto dare spazio alle culture etniche, ma tendo la mano, non il braccio; trovo sacrosanto vivere nel rispetto dei loro diritti, ma senza che diventino pretenziosi. Insomma, l’ospite deve agire come tale: prendere il paese che noi italiani gli consegniamo sic et simpliciter.

Faccio del mio meglio per essere disponibile e accogliente, ma pretendo che i miei sforzi siano ripagati dalla gratitudine. E se ancora la mia ospitalità non dovesse essere gradita, sono certo esistano altre sistemazioni.

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Chiara

Aprile 29, 2008 · Commenti disabilitati

Sei sempre così fortunatamente contenta fiori e primavera, a dispetto di tutte le ragazze cingolate che strisciano coll’occhio della sposa cadavere e sul culo scoperto il tatuaggio di un angelo caduto (in basso).

Sei in felice controtendenza rispetto a piercing ambulanti di donne dolenti. La tristezza dovrebbe restare un umore fugace, non una moda.

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L’Italia è immobile

Aprile 10, 2008 · Commenti disabilitati

«Tutti si lamentano, sanno quali sono i problemi ma non fanno niente per migliorare la propria situazione» mi ha detto Kyle prima di tornare nell’Ohio.

Kyle insegnava inglese a me e a Chiara per 2 ore la settimana. Ora torna a casa perché qui c’è un immobilismo che lui non solo non condivide, ma deplora molto discretamente; e si interroga sui perché ci ostiniamo a preservarlo.

«Garantismo a tutti i costi, scriteriato, senza se e senza ma» dico io. Statali che dovrebbero essere lasciati a casa perché non fanno il loro mestiere. Istituzioni private, vetuste e storicizzate, inscindibilmente inciuciate con l’apparato pubblico, impiegano dipendenti che non sanno neanche usare il computer, immaniconi che a fronte dello stipendio non corrispondono servizio alcuno.

In uno Stato civile, un servizio pubblico o privato non dovrebbe essere solo erogato… Dovrebbe “perfino” essere di qualità. Ma finché questo resta uno Stato che non premia i meritevoli e non punisce i negligenti o, peggio, i disonesti, non sarà mai uno Stato civile. E, soprattutto, di questo passo, ma dove ce ne vogliamo andare?

Siamo immobili. Il problema è che noi restiamo indietro e gli altri paesi ci sopravanzano. Penso alla Spagna. Il TG annuncia che siamo 142esimi nella classifica mondiale per la tecnologia. Un paese che fa parte del G8…142°, dopo Ungheria e Porto Rico.

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Il progresso

Aprile 10, 2008 · Commenti disabilitati

La natura non sempre ha dato all’uomo quello che ha seminato: c’è stato il buono e il cattivo raccolto. Ma l’uomo è animale intelligente: attraverso astrazioni, teorie e ricerche – civiltà - ha escogitato tecniche sopraffini di trattare il processo agricolo in modo da massimizzare il raccolto rispetto alla semina.

La Stato dovrebbe essere quell’astrazione che si inserisce tra la naturalità delle cose (la terra al suo strato brado) e l’ottimizzazione del processo (massimizzazione del raccolto). In mezzo, l’intelligenza.

In questo Stato, quando semini bene e senza sosta, spesso raccogli una bella manciata di pietre.

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Metodi cinesi

Marzo 9, 2008 · Commenti disabilitati

Oggi, uno speciale della BBC illustrava i meccanismi della scuola cinese e, in particolare, mi ha colpito un esercizio proposto alle elementari. La maestra affida a una bambina il compito di girare fra i banchi per individuare chi ha la gomma e il maglioncino più rovinati.

La designata non ha dubbi: ecco il bimbo che ha bucherellato la gomma con la matita e sciupato un maglioncino blu scuro. Il colpevole è costretto ad alzarsi, indossare il maglioncino e reggere la gomma incriminata. Gli allievi si mettono in fila indiana e, uno dietro l’altro, gli passano davanti: “Perché hai rovinato la gomma? Non sai che ha un valore?” Attendono risposta.

Alle prime battute la vittima tenta di replicare, ma poi abbassa la testa. Uno per volta, molto compostamente, i compagni perpetrano l’ammonizione. Sono così tanti che al poveretto non resta che piangere.

Alla fine dell’esercizio, il colpevole è costretto a rivolgersi alla classe e promettere che non rovinerà mai più le proprie cose. Sconsolato, torna al posto e nasconde la testa tra le braccia.

La paura dell’umiliazione e dell’emarginazione da parte dei compagni spingerà il bambino a non ripetere l’errore. Metodo barbaro, educazione intollerante?

I valori vanno inculcati dall’alto: la recluta impara dal sergente, l’impiegato dal capo, il figlio dai genitori, il bimbo dall’adulto. Al maestro vanno attribuiti tutti i mezzi che gerarchicamente gli spettano per impartire al meglio il proprio insegnamento. Per il bene dell’apprendista!

E se devo scegliere tra bianco e nero senza considerare le sfumature in mezzo, preferisco i metodi cinesi all’allievo che minaccia l’insegnante con un coltello.

Se mio figlio fosse vittima di un esercizio come quello cinese gli direi: “Ben ti sta!” pensando che sì, il metodo è un tantino estremo, ma il fine è da salvaguardare; insomma, vedrei la luna e non il dito. Il fine giustificherebbe i mezzi. Oggi, invece, assisteremmo all’assurda scena in cui i genitori infuriati reclamano con il preside perché la maestra non doveva permettersi…

La scuola deve compensare alla mancanza di insegnamento da parte dei genitori, perché lo Stato ha il dovere di formare i cittadini rispetto a valori necessari.

Dobbiamo tornare a questi valori, perché il sistema ipocritamente benpensante in cui viviamo ci logora millantando libertà, ma ci restituisce un mondo senza più regole. E un mondo senza regole non è necessariamente più libero.

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