“Non è un paese per vecchi” ci dicono i Coen, e hanno ragione: i vecchi valori se ne sono andati e lasciano il posto a un sistema impazzito, che perpetra omicidi casuali, fortuiti, hobbistici. Ma dov’è finito il movente? Non potete andare in giro ad ammazzare chi vi pare per un qualsiasi motivo solo perché lo vedete in televisione o perché vi siete sparati una bella pera degli ultimi thriller. Almeno nei gialli di Agatha Christie c’era una logica…
I Coen ritraggono un Texas torbido, caldo, intriso di sangue e soldi sporchi e muovono i fili di personaggi stereotipati col pretesto della caccia all’uomo. Ma l’interrogativo è profondo: cosa deve fare Tommy Lee Jones, vecchio sceriffo della contea, davanti alle efferatezze folli e irragionevoli di Javier Bardem? Cosa dobbiamo fare noi?
Chi combatte per ripristinare un pizzico di umanità rischia di smarrirsi davanti allo sgomento, uno scenario insano, rovesciato, senza più senso, perché i parametri del male sono cambiati e prendono forma in una schizofrenia dilagante.
Il film è registicamente e visivamente acuto, crudo ma distaccato, freddo ma intenso. I Coen studiano i personaggi, affidano loro un profilo narrativo intrigante e li seguono con un linguaggio attento alle analogie, ai confronti, al gioco delle parti, dove ognuno fa il suo e lo spettatore trae maieuticamente le somme. E il sogno di Tommy Lee Jones è un messaggio diretto allo spettatore.
Gli attori sono formidabili nell’interpretazione, specie Bardem; la fotografia spicca per inquadrature suggestive ed eloquenti.
Personalmente mi sento vicino allo Sceriffo, contropeso di uno squilibrio: combattere chi non trova un orientamento nella vita e si crogiola nel facile rifugio dell’incoscienza. Urge correre ai ripari perché le nostre vite non siano giocate a testa o croce, vittime di un sadismo diffuso, gratuito e casuale.