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La recensione videoludica

Marzo 8, 2008 · Commenti disabilitati

Oggi parliamo di team di sviluppo enormi, con grandissime capacità tecnico-artistiche; gli sviluppatori competono per reclutare i migliori professionisti sul campo, i migliori Artist, selezionati da ogni angolo del pianeta. Chi giudica il lavoro di questa gente che tipo di conoscenze deve avere? Sono sufficienti una passione sfrenata per il gioco, l’amore viscerale per l’informatica e una meticolosa attenzione per il mercato videoludico?

Se siamo disposti ad accordare al videogioco una valenza più o meno artistica, dobbiamo riconoscere l’importanza di un’educazione di stampo artistico-umanistico; se parliamo del videogioco quale veicolo culturale alla stregua di un film, dobbiamo accettare che sia soggetto a canoni estetici di non facile trattazione.

Non sono in grado di criticare una scultura o un dipinto perché non ho elementi per parlare dell’arte figurativa; visti i miei studi di composizione, tratterei con più dimestichezza un brano musicale.

Un redattore può sindacare sulla grafica o sulla musica di un gioco? Ha le competetenze necessarie? Ha studiato l’arte figurativa o la musica? Se non fornisce motivazioni plausibili e consapevolmente argomentate, può dare voti a destra e manca, Grafica 7, Sonoro 8? Difficilmente la sua opinione potrà andare al di là della qualità tecnica.

Il recensore di videogiochi deve essere adeguatamente preparato. Dovrebbe almeno interessarsi d’arte in tutte le sue forme, perché il significato del multimediale, di cui il videogioco è tra i protaganisti, sta nella concatenazione tra le arti con il collante dell’informatica, laddove l’informatica è solo un mezzo, come il pennello per il pittore.

Non si abbia l’arroganza di recensire un buon lavoro d’artigianato come il videogioco senza considerare canoni estetici, motivi e problematiche inerenti all’espressione artistica: si perderebbe una parte significativa del lavoro, non restituendone il valore al grande pubblico.

Il recensore che ignora non è un buon giornalista, tout court. E’ giusto che il senso di una recensione sia prevalentemente ludico, ma un po’ di consapevolezza in più non guasta, soprattutto nel rispetto di quegli artisti che prestano la propria eccellente opera al mondo dei videogiochi. Un buon giornalista videoludico, oggi, dovrebbe sensibilizzare il pubblico su questi aspetti.

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Arte e videogiochi

Marzo 8, 2008 · Commenti disabilitati

Sono d’accordo con Hideo Kojima, che tratteggia il videogioco come un “servizio in qualche modo artistico”, e con Roger Ebert quando parla dei videogiochi in termini di ”artigianato”.

L’arte, come capacità umana di fare qualsiasi oggetto attraverso la conoscenza delle regole per farlo (“tecnica”), è certo molto simile al concetto di videogioco e, dal canto suo, il videogioco si realizza attraverso una serie di Arti universalmente riconosciute.

Ma l’opera d’arte, di per sé, è opera compiuta, finita, fine a se stessa. La Sinfonia N. 41 “Jupiter” di Mozart è la cristallizzazione di un genio, la sintesi del suo linguaggio e della sua espressione. Come possiamo pensare al videogioco come un’opera d’arte fine a stessa?

L’Arte nasce con il bisogno di comunicare senza necessariamente divertire, anche se spesso i due aspetti si compenetrano. E certo Mozart voleva anche divertire il pubblico che lo ascoltava, così come l’opera lirica. Ma oggi in particolare, dopo la scossa avanguardistica che ha scombinato i linguaggi e li ha resi fini a se stessi, senza scopo altro fuorché il tentativo di comunicare la propria auto-referenzialissima esperienza, perfino la disarticolazione formale diventa Arte, Arte Sperimentale. Si può sperimentare con un videogioco?

La settima arte lo fa: tanti sono i film prodotti da mecenati cinefili che non raggiungeranno mai un breakeven point nelle vendite. Penso a “L’umanità” di Bruno Dumont. Si può fare la medesima operazione con un videogioco? Si può dire che “L’umanità” di Bruno Dumont, e tutto il cinema sperimentale francese, abbia *anche* lo scopo di divertire? Magari gli intellettuali che ne conoscono le regole. L’Arte diverte?

Secondo me, Comunicazione e Divertimento *non* coincidono.

L’Arte nasce con lo scopo di comunicare ed eventualmente divertire. Se nasce con lo scopo di divertire, prima che comunicare, allora si ferma all’Artigianato. Dice bene Ebert.

Il gioco è un’attività ricreativa che nasce con lo scopo di divertire.

Cosa comunicano Space War, Pacman o Space Invaders? La base della torta è sempre quella dell’Entertainment, anche oggi, nonostante la farciamo di trame complesse e aspetti rivolti alla comunicazione.

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