Oggi parliamo di team di sviluppo enormi, con grandissime capacità tecnico-artistiche; gli sviluppatori competono per reclutare i migliori professionisti sul campo, i migliori Artist, selezionati da ogni angolo del pianeta. Chi giudica il lavoro di questa gente che tipo di conoscenze deve avere? Sono sufficienti una passione sfrenata per il gioco, l’amore viscerale per l’informatica e una meticolosa attenzione per il mercato videoludico?
Se siamo disposti ad accordare al videogioco una valenza più o meno artistica, dobbiamo riconoscere l’importanza di un’educazione di stampo artistico-umanistico; se parliamo del videogioco quale veicolo culturale alla stregua di un film, dobbiamo accettare che sia soggetto a canoni estetici di non facile trattazione.
Non sono in grado di criticare una scultura o un dipinto perché non ho elementi per parlare dell’arte figurativa; visti i miei studi di composizione, tratterei con più dimestichezza un brano musicale.
Un redattore può sindacare sulla grafica o sulla musica di un gioco? Ha le competetenze necessarie? Ha studiato l’arte figurativa o la musica? Se non fornisce motivazioni plausibili e consapevolmente argomentate, può dare voti a destra e manca, Grafica 7, Sonoro 8? Difficilmente la sua opinione potrà andare al di là della qualità tecnica.
Il recensore di videogiochi deve essere adeguatamente preparato. Dovrebbe almeno interessarsi d’arte in tutte le sue forme, perché il significato del multimediale, di cui il videogioco è tra i protaganisti, sta nella concatenazione tra le arti con il collante dell’informatica, laddove l’informatica è solo un mezzo, come il pennello per il pittore.
Non si abbia l’arroganza di recensire un buon lavoro d’artigianato come il videogioco senza considerare canoni estetici, motivi e problematiche inerenti all’espressione artistica: si perderebbe una parte significativa del lavoro, non restituendone il valore al grande pubblico.
Il recensore che ignora non è un buon giornalista, tout court. E’ giusto che il senso di una recensione sia prevalentemente ludico, ma un po’ di consapevolezza in più non guasta, soprattutto nel rispetto di quegli artisti che prestano la propria eccellente opera al mondo dei videogiochi. Un buon giornalista videoludico, oggi, dovrebbe sensibilizzare il pubblico su questi aspetti.